Il Museo Enzo Ferrari
Il Gran Vecchio diceva di se a novant'anni: “Ho sognato di essere Ferrari”
13 aprile 2012
Il progetto e il progettista
Nel 2004, Jan Kaplichy, architetto praghese, vinse il concorso di progettazione del Museo casa Enzo Ferrari.
La filosofia progettuale del suo studio di progettazione fondato nel 1979, il “Future Systems, mirava a combinare le forme naturali con un futurismo high-tech.
All'inizio solo punto di riferimento, nella costrizione del sistema sovietico in patria, era la rivista Life americana, presto vietata dal regime.
Nel 1968 si trasferì quindi a Londra, a quanto pare solo con 100 dollari in tasca e tante belle speranze.
Anche Londra comunque, sarà per la disabitudine di essere o di sentirsi libero, ma non riuscì davvero a sentirla quella casa creativa sognata e accogliente che per lui doveva rappresentare.
Nel progettare, la sua idea è che non bisogna farsi disorientare da troppe soluzioni che affiorano nel percorso creativo.
Il nostro cervello non è in grado di tenere fermi troppi parametri contemporaneamente e meno che mai relativi a due progetti differenti, per cui è meglio concentrare gli sforzi su un'unica idea senza mai mollarla.
Due suoi libri hanno lo stesso titolo, come fossero proprio lo sviluppo di un unico progetto, “For inspiration only”, parte I e parte II.
Qualche maestro lo cita, Oscar Niemeyer, Charles Rennie Mackinctosh e sorpresa per un high-tech sperimentale, il metafisico Giovanni Michelucci della stazione fiorentina “magnifica fin nel più piccolo dettaglio”.
Il punto critico per gli architetti è per lui l'uso del colore, forse troppo timidi, forse troppo prudenti, forse troppo legati ai problemi della professione.
Se si guarda solo alle soluzioni pratiche e funzionali, ci si intristisce nel denaro e nella committenza.
Il rivestimento dei magazzini Selfridges di Birmingham, premiati nel 2004 col RIBA Award per l'architettura, è economico, molto economico, ma è soluzione creativa e colorata, non pratica o funzionale.
La scelta del colore ha richiesto, dice, non più di cinque minuti. Le discussioni con la committenza non riguardavano le aree di servizio o gli spazi funzionali. La domanda più comune, tra lui e Vittorio Radice, era: “sei felice?”.
Dapprima è stato deciso ed applicato il colore, e successivamente le speciali mattonelle metalliche di rivestimento dell'edificio.
Lo stile del “Future Systems” è stato definito “modernismo organico”, definizione che Jan accettava forse più dello “high-tech”, perché lui in cuor suo non ha mai costruito “scatole”.
La sua fonte d'ispirazione è stata classica, Vitruvio, perché sempre ispirata al corpo umano: la sfida è proprio connettere i problemi strutturali con l'organico, con il corpo.
L'architettura è soltanto arte. Anish Kappor, uno scultore ma anche architetto, chiese proprio la collaborazione dello studio Future Systems, per il progetto della realizzazione della Stazione Cumana di Napoli.
Pensare lo spazio ed interagire con esso è sempre pensare tridimensionale, questo è l'imprescindibile aspetto “scultoreo” dell'architettura.
Il nostro poco tollerava, non tanto l'urbanistica in sé, quanto il suo netto coinvolgimento politico e burocratico: parole e discussioni per lui estremamente noiose.
Ma un pensiero preciso l'aveva: non si può continuare a costruire casette in campagna, non si può continuare ad occupare terra in senso orizzontale. Bisogna costruire in altezza.
Infine, anche se si interviene in un contesto delicato come quello storico, non ci si può imbalsamare per la compatibilità con l'antico. L'arte, antica o moderna, se è arte è sempre e comunque compatibile con se stessa.
Con la scomparsa del maestro nel 2009, il testimone e la direzione artistica del cantiere del Museo Ferrari è passato al co-progettista ed assistente Andrea Morgante, già Direttore Associato del Future Systems ed oggi artefice dello Shiro Studio di Londra, che ha firmato anche il disegno degli interni e gli allestimenti museali.
Il budget di preventivo 16 milioni di euro.
Politecnica
E' la società che ha curato la realizzazione e rappresenta un' associazione di 37 soci , ingegneri ed architetti ed oltre 100 addetti fra collaboratori e dipendenti.
La Società ha quattro sedi in Italia, Modena, Bologna, Firenze e Catania ed un Branch Office a Malta.
In 40 anni ha sviluppato oltre 4.500 commesse.
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