Caritas, la situazione abitativa degli immigrati in italia
In crescita i provvedimeni di sfratto e i pignoramenti per mutui non pagati
29 ottobre 2011
L’inserimento abitativo degli immigrati
Gli ultimi dati istituzionali sulla condizione abitativa degli immigrati in Italia sono stati raccolti in occasione del censimento della popolazione realizzato dall’Istat nel 2001. Dal 2001 la popolazione degli immigrati è cresciuta notevolmente (A. Cortese “La conta degli stranieri: una bella sfida per il censimento demografico del 2011” in Contributi Istat n. 5/2008). L’allargamento dell’Unione Europea ha avuto un impatto sulla composizione dei flussi migratori e, in relazione alla questione abitativa si potrebbero evidenziare comportamenti diversi da parte delle molteplici nazionalità presenti in Italia. I dati del censimento non sono esaustivi poiché rilevano i comportamenti della popolazione immigrata regolarmente residente e non di quella non-regolare, che vive in condizioni di maggiore emergenza abitativa. In attesa dei dati del censimento del 2011, con cui si potranno comprendere le tendenze degli ultimi 10 anni, l’Istat per la prima volta ha condotto l’indagine Le famiglie con stranieri: indicatori di disagio economico (2011) dalla quale emerge che l’affitto rimane la sistemazione prevalente con il 58,7% delle famiglie con stranieri (nel dato sono inclusi gli immigrati che vivono in subaffitto) e il 23% vive in abitazioni di proprietà (contro il 71,6% delle famiglie italiane). Quasi una famiglia su cinque dispone dell’alloggio in uso gratuito o usufrutto, messo a disposizione dal datore di lavoro in oltre il 60% dei casi. Rispetto alle famiglie di italiani, le famiglie con stranieri si trovano più spesso in condizioni di sovraffollamento. In questo quadro generale vi sono importanti differenze territoriali: le situazioni di emergenza abitativa estrema sono, infatti, più ricorrenti nelle grandi aree metropolitane. A Milano (cfr., le indagini dell’Osservatorio Regionale per l’Integrazione e la Multietnicità-ORIM, 2010) e a Roma (cfr., Caritas Roma, Osservatorio Romano sulle Migrazioni – V, VI e VII Rapporto) si verifica un’incidenza superiore di sistemazioni marginali (occupazioni a scopo abitativo, senza dimora, campi nomadi), dove vivono immigrati anche in condizione di regolarità. L’indagine dell’Istat analizza il dato particolarmente significativo dell’indice di sovraffollamento, definito come percentuale delle famiglie che non dispongono di un numero di stanze adeguato alla loro composizione. Nelle grandi aree metropolitane le co-abitazioni rappresentano strategie di adattamento che si realizzano sulla base di specifici networks migratori. A livello nazionale, le famiglie con stranieri che vivono in tale condizione sono il 37, 2%, contro il 14,6% degli italiani. Il 49% delle famiglie con stranieri può disporre al massimo di due stanze e il 20,4% soltanto di una.
Di conseguenza, analizzando nel dettaglio le condizioni di chi vive in affitto, scopriamo che a trovarsi in una situazione di disagio abitativo è oltre un terzo degli immigrati. In Italia il rischio di deprivazione abitativa per gli immigrati è tre volte e mezzo superiore a quello degli italiani: il dato è a maggior ragione significativo se si considera che i costi abitativi in generale sono un fattore che aumenta l’incidenza della povertà e per gli immigrati la povertà dipende in misura maggiore che per gli italiani dalla condizione abitativa. Le condizioni di allargamento del mercato delle locazioni e della sua accessibilità, auspicate tra le premesse della legge 431 del 1998, non sembrano ad oggi avere dato riscontri positivi mentre il sistema dei “buoni affitto” erogati dai comuni non sembra poter essere di sostanziale utilità riguardo all’emergenza abitativa dilagante, se si considera che ad esempio il Comune di Roma si accinge nella prima metà del 2011 ad erogare i benefici spettanti ai vincitori del bando del 2008.
Il mercato degli affitti continua ad essere fortemente subalterno a quello della compravendita e largamente inaccessibile proprio a molti dei soggetti, che troverebbero un maggior beneficio nella scelta dell’affitto piuttosto che nell’acquisto. Le difficoltà abitative che gli immigrati riscontrano sono in larga misura dovute al bisogno di rivolgersi al mercato dell’affitto in un paese come l’Italia in cui l’offerta di case in locazione è scarsa e quella a canoni accessibili e a canoni sociali è estremamente ridotta. La quota di case in affitto in Italia (attualmente sono 4 milioni e 400 mila, pari al 18,8% delle abitazioni totali) è nettamente inferiore rispetto agli altri Paesi europei (Germania 57,3%, Olanda 47,3%, Francia 40,7%) e, soprattutto, l’offerta di edilizia sociale in Italia è nettamente inferiore a quella degli altri Paesi europei. L’Italia, secondo l’Indagine conoscitiva sul mercato immobiliare condotta dalla Camera dei Deputati (luglio 2010), ha una quota di edilizia sociale pari al 4,5% sul totale delle abitazioni e occupa l’undicesima posizione in Europa). In conclusione, per quanto riguarda la condizione abitativa degli immigrati sembra si sia di fronte ad un processo di polarizzazione: miglioramento delle soluzioni abitative per le componenti stabili/familizzate dell’immigrazione, precarietà, in forme anche estreme, per le componenti più deboli e di quanti sono all’inizio del percorso migratorio (A. Tosi, Le condizioni abitative in Dieci anni di immigrazione in Lombardia. Rapporto 2009, ORIM, Milano 2010).
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