Colosseo: Boeri firma la valorizzazione e riqualificazione degli ambulacri meridionali

Il Parco archeologico del Colosseo inaugura gli interventi di valorizzazione e riqualificazione degli ambulacri meridionali dell’Anfiteatro Flavio, uno spazio la cui sistemazione tardo ottocentesca non permetteva la lettura integrale del monumento nascondendo sia il piano originale di calpestio sia le poche strutture rimaste della pavimentazione antica. L’area è ora restituita al pubblico al termine dello scavo archeologico e del restauro delle superfici antiche, nella sistemazione ideata dal PArCo, cha ha curato anche la direzione tecnica e scientifica, su progettazione di Stefano Boeri Interiors e con la sponsorizzazione tecnica di Mapei.

La delibera CIPE n. 67 del 2019 ha destinato i fondi di compensazione delle opere della Metro C al Parco archeologico del Colosseo come soggetto attuatore. I lavori hanno riguardato lo scavo e la pavimentazione in travertino, posata alla quota originaria della costruzione dell’Anfiteatro in età Flavia, al fine di distinguere nettamente il profilo del Colosseo con la sua crepidine dalla piazza moderna in sampietrini.

La pavimentazione in travertino, dello stesso materiale di quella originaria, restituisce agli occhi dei visitatori il perimetro dei due ambulacri mancanti sul fronte meridionale dell’Anfiteatro.

A partire dal VI-VII sec. d.C., infatti, il fronte meridionale del Colosseo dal quale accedeva l’Imperatore, compreso tra gli attuali speroni Stern e Valadier, e costruito su di un terreno alluvionale più instabile rispetto a quello su cui poggia il fronte settentrionale, era in parte crollato a seguito di cedimenti naturali e terremoti, riusi e spoliazioni. In origine tutto il settore meridionale, composto da pilastri e volte, raggiungeva i 50 metri di altezza come sul versante settentrionale.

Tali vicende hanno determinato una “seconda vita” di questo settore dell’edificio con varie destinazioni, in primis il riuso dei materiali della pavimentazione dei due ambulacri, costituita da blocchi giustapposti dello spessore di 90 cm l’uno, quindi la rifunzionalizzazione degli spazi – privati della pavimentazione – in ricoveri, stalle, recinti realizzati riutilizzando il materiale di spolio, fino ad arrivare a livellamenti e spianamenti durante la grande fase dei restauri ottocenteschi.

Tutta questa potente stratigrafia, sedimentatasi tra il VII e il XX secolo e compressa tra i 20 cm e il metro di terreno per 3.000 mq di estensione, è stata indagata e documentata tra il 2021 e il 2024 dal Parco archeologico del Colosseo, che ha anche provveduto a darne comunicazione in incontri di archeologia pubblica.

La quota finale raggiunta è quella di imposta dell’Anfiteatro Flavio pari a circa +23 metri sul livello del mare, evidenziata dai lacerti di pavimentazione superstite.

Della poderosa struttura pavimentale originaria del Colosseo si sono salvati dalle spoliazioni post antiche solo alcuni blocchi in travertino, rinvenuti grazie a questo scavo, che sono stati opportunamente mantenuti e recintati.

Per garantire la conservazione del piano originario di preparazione della pavimentazione del Colosseo, tra il 2024 e il 2026, sulla quota di camminamento antico è stata posata una nuova pavimentazione in travertino, accuratamente selezionato nelle cave di Tivoli in prossimità di quelle anticamente utilizzate per la costruzione del monumento.

Lo schema distributivo dei blocchi moderni è stato disegnato a partire da quello originario conservatosi grazie alle impronte lasciate dai blocchi antichi dopo la spoliazione e sull’esempio dei tratti ancora esistenti.

In corrispondenza delle due file di pilastri che in antico sostenevano le volte della copertura dei due ambulacri, e nella stessa posizione e dimensione, seppur nella forma geometrica volutamente semplificata, sono stati collocati degli elementi, leggermente sollevati da terra per suggerire un volume perduto.

Tra i fornici LXIV e LXXI è stato invece scelto di lasciare a vista la fondazione e il piano della preparazione su cui i blocchi pavimentali erano stati collocati: un’area archeologica che racconta le modalità costruttive del monumento. Solo grazie a queste indagini ne è stato finalmente compreso del tutto l’impianto idraulico e confermata la datazione all’età di Vespasiano, come documentato dai bolli laterizi dei canali fognari.

Tutto il lavoro fino a qui svolto è reversibile e realizzato con materiali innovativi come il massetto e l’adesivo specificamente formulati da Mapei per il Colosseo, nell’ambito di un accordo di sponsorizzazione tecnica con il PArCo: un nuovo massetto e un adesivo, entrambi a base calce esenti da cemento e sali dannosi e compatibili dal punto di vista chimico-fisico e meccanico con i supporti e i materiali impiegati originariamente, pur nel rispetto dei requisiti previsti dalle normative attuali.

Il progetto e il cantiere di lavoro, realizzati dal Parco archeologico del Colosseo durante la direzione di Alfonsina Russo con Federica Rinaldi come Responsabile unico del Procedimento e Barbara Nazzaro come Direttore Lavori, si sono conclusi nel febbraio 2026.

Il restauro delle superfici esposte e degli originali blocchi di travertino, oltre che la sistemazione dell’area archeologica degli ambulacri meridionali, aprono ora a cittadini e visitatori un settore del Colosseo finora non percepito come tale, permettendo l’uso pubblico di uno spazio rinnovato.

L’immagine di un Colosseo asimmetrico tra il settore nord e quello sud, tanto cara all’iconografia dal Rinascimento in poi, continua a sopravvivere, ma il ripristino delle quote originarie, del corretto disegno della crepidine e dell’ingombro degli ambulacri crollati restituiscono leggibilità e soprattutto filologica compiutezza al monumento.

Al termine di quattro anni di cantiere il Colosseo ritrova la percezione della sua originaria geometria, frutto di un’iniziativa di conoscenza, indagine, restauro e restituzione che ha dato vita a molteplici collaborazioni con istituzioni scientifiche, università e realtà produttive di primo piano nel panorama nazionale. Gli scavi archeologici hanno permesso di riportare alla luce un settore del monumento dimenticato da quindici secoli, quello da cui nell’antichità l’Imperatore faceva ingresso nell’Anfiteatro con il suo seguito, consentendo di approfondire diversi aspetti della costruzione e del funzionamento del Colosseo finora solo ipotizzati, a partire dal suo efficiente sistema idraulico. La nuova sistemazione, che lascia parte dell’area archeologica visibile al pubblico, restituisce infine questo spazio alla città, che da oggi potrà vivere una parte di Colosseo di cui finora era inconsapevole”, commenta Alfonsina Russo, Capo Dipartimento per la valorizzazione culturale, già Direttore del Parco archeologico del Colosseo.

Da oggi visitatori e romani avranno una nuova visione del Colosseo grazie alla sistemazione dell’area archeologica degli ambulacri meridionali, uno spazio rinnovato nel suo aspetto che saprà accogliere il pubblico narrando il monumento in un settore particolare: già all’interno dell’anfiteatro o meglio del suo profilo originale, ma all’esterno. Un’area che nei secoli ha conosciuto numerose trasformazioni e riusi e che oggi finalmente si riappropria della sua essenza, ricordandone le vestigia anche attraverso la sapiente riproposizione dei suoi elementi fondamentali: pavimentazione in travertino, crepidine e pilastri”, dichiara Simone Quilici, Direttore del Parco archeologico del Colosseo. 

Progettare lo spazio prospiciente la facciata sud del Colosseo è stata un’esperienza straordinaria, vissuta in stretto contatto con la direzione e i tecnici del Parco archeologico. Dopo la collaborazione sperimentata nel progetto per il nuovo ingresso alla Domus Aurea, la riforma del piazzale sud dell’Anfiteatro Flavio ha finalmente restituito la percezione della dimensione originale del monumento e della sua quota di calpestio, offrendo al contempo al pubblico la possibilità di avvicinarsi alle sue mura e di immaginare il ritmo e la sequenza degli ambulacri e dei fornici oggi perduti. Un progetto rispettoso e insieme utile che completa la ricerca portata avanti con intelligenza e cura dagli archeologi del Parco archeologico del Colosseo”, commenta l’architetto Stefano Boeri.

Siamo orgogliosi di aver contribuito al recupero e alla valorizzazione di un’area del Colosseo, uno dei monumenti più significativi della storia. Intervenire su beni di questo valore significa mettere a disposizione della cultura le nostre competenze, unendo innovazione e tradizione con soluzioni studiate per rispettare i materiali originali, il contesto storico e rispondere alle esigenze specifiche di ogni intervento. Un impegno che nasce dalla passione per l’arte e la cultura e dalla consapevolezza che è nostra responsabilità preservare il patrimonio artistico-culturale per le generazioni future”, dichiara Marco Squinzi, CEO Mapei.

GLI INTERVENTI DI VALORIZZAZIONE E RIQUALIFICAZIONE

La nuova pavimentazione, oltre a permettere la fruizione dello spazio al più ampio pubblico possibile tramite rampe per i visitatori con difficoltà motorie, delinea il perimetro perduto dell’Anfiteatro, la cui immagine si era modificata nei secoli. Partendo dai blocchi rimasti in situ in altri settori del Colosseo, nel settore meridionale è stata disegnata una pavimentazione in lastre di travertino che ne richiama l’estensione originaria, delimitando i lacerti originali rimasti in situ.

Dove un tempo si elevavano gli imponenti pilastri in travertino che sostenevano l’edificio fino ad un’altezza pari a circa 50 metri, sono stati posizionati elementi nella medesima pietra che, in forma stilizzata, consentono di rievocare la sequenza degli ambulacri radiali e anulari, mentre a terra, in corrispondenza degli archi numerati che scandivano la facciata guidando gli spettatori alla ricerca del proprio settore, sono stati incisi i numeri dei fornici.

Altro elemento importante, sia per definire il perimetro del monumento che per comunicare l’imponenza che l’Anfiteatro doveva avere nell’originaria collocazione nella stretta vallata tra il Celio, il Palatino, la Velia e Colle Oppio, è il ripristino dei gradini della crepidine, il bordo esterno del monumento, che delineava e sopraelevava l’edificio dall’area di rispetto, anch’essa pavimentata in blocchi di travertino e tutt’ora leggibile sia nel settore nord-est – dove sono visibili i cippi in travertino che la delimitavano – che di fronte ai fornici da VI a XVIII.

IL RESTAURO DELLE SUPERFICI

Il restauro di quanto messo in luce nel corso degli scavi è stato sovrinteso da Angelica Pujia, e ha interessato una superficie totale di circa 1.300 mq operando su diversi materiali costitutivi della struttura del monumento: malta di allettamento dei blocchi pavimentali, opera cementizia dell’anello di fondazione, piattaforme in malta pozzolanica, plinti e blocchi pavimentali in travertino, canali radiali in malta e laterizi, elementi metallici e reperti mobili tra cui un busto di Giove Egioco in marmo pentelico, monete e monili.

L’intervento conservativo, pensato e realizzato nel segno di compatibilità e sostenibilità, ha interessato le malte già in antico non concepite per essere esposte bensì solo per alloggiare i blocchi di travertino della pavimentazione e quindi particolarmente soggette agli effetti dell’esposizione agli agenti atmosferici. Il restauro ha permesso tra l’altro la sperimentazione di un nuovo prodotto, dalle radici antiche, per il consolidamento delle superfici frutto della collaborazione tra il Parco archeologico del Colosseo e l’Università dell’Aquila e brevettato all’interno del Dipartimento di Ingegneria Industriale: il NanolaQ, un prodotto a base di un’emulsione di nanoparticelle di calce in acqua che sfrutta le potenzialità dei materiali tradizionali rielaborati in chiave moderna, tecnologica e sostenibile.