La Torre di Chia dovrà tornare alla sua comunità. La Regione Lazio ha dato esecuzione all’ordine del Commissario per la liquidazione degli usi civici per Lazio, Umbria e Toscana, disponendo la restituzione dell’intero compendio al demanio collettivo. L’occupante avrà trenta giorni dalla notifica del provvedimento per riconsegnare terreni e fabbricati, liberi da persone e cose, all’Università Agraria di Chia, l’ente che amministra il patrimonio dei naturali della frazione di Soriano nel Cimino, nel Viterbese.

È un nuovo passaggio nella lunga vicenda della Torre, luogo diventato celebre soprattutto per il legame con Pier Paolo Pasolini. Lo scrittore la conobbe nel 1964, durante le riprese del Vangelo secondo Matteo. Se ne innamorò, acquistò la torre e fece costruire accanto una casa di pietra e vetro. A Chia trovò un rifugio e lavorò negli ultimi anni della sua vita.

Ma dietro la storia pasoliniana, il procedimento giudiziario ha fatto riemergere una vicenda molto più antica: quella delle terre collettive di Chia. Un’appartenenza rivendicata dall’Università Agraria nel 2022 e successivamente riconosciuta dal Commissario agli usi civici.

La sentenza sugli usi civici
Il 7 aprile 2025, con la sentenza n. 13/2025, il Commissario ha accertato che il compendio della Torre di Chia costituisce proprietà collettiva dei naturali di Chia e ne ha ordinato la restituzione all’Università Agraria, affidando alla Regione Lazio il compito di dare esecuzione alla decisione.

Lo stesso provvedimento ha dichiarato nullo il contratto di compravendita del 25 febbraio 2021.

Il provvedimento regionale adottato ora conclude il procedimento amministrativo avviato il 16 giugno scorso per dare seguito alla sentenza. La Regione, nelle proprie motivazioni, chiarisce un punto centrale: non spetta all’amministrazione stabilire nuovamente a chi appartengano i beni. Lo ha già accertato il giudice. Alla Regione compete quindi dare esecuzione alla pronuncia.

Si tratta, in sostanza, di un’attività vincolata: l’amministrazione può stabilire come procedere, ma non se procedere.

Per questa ragione sono state respinte le obiezioni dell’occupante, compresa la richiesta di attendere il passaggio in giudicato della sentenza. Anche le questioni relative al diritto di ritenzione e alle eventuali indennità per i miglioramenti realizzati sugli immobili sono state considerate profili di natura patrimoniale, da far valere nelle sedi competenti e comunque non tali da impedire la restituzione.

L’appello non sospende la restituzione
La vicenda giudiziaria, tuttavia, non è conclusa. Gabriele Gallinari ha impugnato la sentenza del Commissario davanti alla Corte d’Appello di Roma, dove la discussione è fissata per il 4 luglio 2028.

Il 14 maggio 2026 la Corte ha però respinto la richiesta di sospensione dell’efficacia della sentenza, ritenendo insussistenti sia il fumus boni iuris sia il periculum in mora. In altre parole, allo stato, i giudici non hanno ravvisato elementi sufficienti per mettere in dubbio la fondatezza della decisione impugnata né un pregiudizio tale da giustificarne la sospensione.

La sentenza del Commissario non è dunque definitiva, ma il suo ordine di restituzione resta pienamente esecutivo.

Respinte le osservazioni dell’erede di Pasolini
Nel procedimento regionale erano intervenute anche Maria Grazia Chiarcossi, in qualità di cugina ed erede di Pasolini, e altre parti interessate alla vicenda.

La Regione ha distinto le questioni relative alla natura civica del compendio, che restano oggetto del giudizio d’appello, dai profili storico-culturali legati alla figura di Pasolini. Questi ultimi, secondo il provvedimento, non rientrano nell’oggetto del procedimento amministrativo di esecuzione della sentenza.

Il rilascio riguarda Gallinari e chiunque detenga gli immobili per suo conto. Se la riconsegna non avverrà spontaneamente entro il termine stabilito, l’Università Agraria potrà rivolgersi all’ufficiale giudiziario, chiedendo, se necessario, anche l’ausilio della forza pubblica.

Della presa in possesso dovrà essere redatto un verbale, da trasmettere alla Regione Lazio e al Ministero della Cultura. Sul compendio dovranno inoltre essere collocati cartelli che ne segnalino l’appartenenza al demanio civico.

Non un passaggio di proprietà, ma la restituzione alla collettività
È proprio questo uno degli aspetti più significativi della vicenda. La Torre di Chia non viene acquisita dallo Stato e non passa semplicemente da un proprietario privato a un altro.

Secondo quanto accertato dal Commissario agli usi civici, il compendio appartiene alla collettività dei naturali di Chia. All’Università Agraria spetta invece il compito di amministrarne il patrimonio.

La restituzione materiale rende così concreta un’appartenenza che, fino a oggi, era rimasta soprattutto nelle carte del procedimento giudiziario. Il bene rientra nella sfera del patrimonio civico e con essa torna in primo piano la sua funzione collettiva: non un luogo affidato alla disponibilità esclusiva di un singolo, ma un patrimonio destinato alla comunità.

Una destinazione che, sul piano giuridico, non nasce con il provvedimento della Regione. È quella che il Commissario ha riconosciuto nella propria sentenza e che ora l’amministrazione regionale traduce in un atto concreto di restituzione.

La Torre di Pasolini e la storia di Chia
Resta, naturalmente, la storia di Pasolini. La Torre è inseparabile dalla memoria dello scrittore che la scelse come luogo appartato, vi fece costruire la sua casa e negli ultimi anni della sua vita vi trovò uno spazio per lavorare e vivere.

Ma accanto a quella memoria torna ad affiorare una storia più remota. È la storia delle terre collettive di Chia, di un patrimonio che il diritto riconduce oggi alla comunità dei suoi naturali.

La vicenda della Torre assume così una dimensione che va oltre il semplice conflitto sulla proprietà. Da una parte c’è un luogo simbolo della memoria culturale italiana; dall’altra c’è il riconoscimento di una natura civica che ne definisce la destinazione giuridica.

Quando il cancello sarà riconsegnato, dunque, non cambieranno soltanto le chiavi. Diventerà visibile, anche fuori dalle aule di giustizia, ciò che la sentenza del Commissario ha già stabilito: la Torre di Chia è un luogo della memoria di Pasolini, ma è anche parte di un patrimonio appartenente alla collettività.

La ricostruzione dell’intera vicenda grazie alle notizie repererite sul web tratte da: ANSA, Tusciaweb, Repubblica e TusciaUp, con particolare attenzione agli atti e alle date processuali riportate.

Torre di Chia, la Regione ordina la restituzione. Ma sulla proprietà decide ancora la Corte d’Appello

A settembre la Regione Lazio ha dato esecuzione alla sentenza del Commissario per gli usi civici: Gabriele Gallinari ha 30 giorni per lasciare l’ultima casa di Pasolini e consegnarla all’Università Agraria di Chia. L’appello resta però aperto: la Corte d’Appello di Roma dovrà pronunciarsi nel merito il 4 luglio 2028. Sullo sfondo, la questione decisiva: la Torre è un bene privato oppure appartiene al demanio civico della comunità di Chia?

La Torre di Chia cambia nuovamente status, ma non cambia ancora definitivamente proprietario. È questa la sottile linea giuridica sulla quale si gioca, a settembre 2026, una delle controversie più singolari della Tuscia: quella sull’ultima dimora di Pier Paolo Pasolini, acquistata dal poeta nel 1970 e oggi contesa tra l’attuale occupante, l’attore Gabriele Gallinari, e l’Università Agraria di Chia.

Il nuovo capitolo è stato scritto dalla Regione Lazio, scrive Tusciaweb. Con un provvedimento dell’area Usi civici della Direzione Agricoltura, l’amministrazione regionale ha dato esecuzione alla sentenza pronunciata il 7 aprile 2025 dal Commissario per la liquidazione degli usi civici per Lazio, Toscana e Umbria. Il provvedimento dispone la reintegra degli immobili nel patrimonio civico gestito dall’Università Agraria e assegna a Gallinari trenta giorni dalla notifica per restituire il complesso libero da persone e cose.

La procedura, dunque, è partita. Ma il contenzioso non è finito. Anzi, sotto il profilo strettamente giudiziario, la questione principale deve ancora essere definita.

La sentenza del 2025

Tutto ruota attorno agli usi civici, si legge su Ansa.it, istituto giuridico che affonda le proprie radici nella storia delle comunità rurali e che tutela forme di godimento collettivo dei terreni. Nel luglio 2022 l’Università Agraria di Chia si rivolse al Commissario per sostenere che i terreni sui quali sorgono la torre e gli altri immobili fossero gravati da dominio collettivo e che, per questa ragione, non potessero essere validamente alienati a un privato.

La vicenda aveva preso una piega completamente diversa nel 2021. Il 25 febbraio di quell’anno, dopo la messa in vendita da parte degli eredi di Pasolini, il complesso era stato trasferito con atto notarile a Gabriele Gallinari. L’attore, da allora, ha rivendicato la legittimità del proprio acquisto e ha investito anche nel recupero dell’immobile.

Il 7 aprile 2025 è arrivata la decisione del Commissario per gli usi civici. La pronuncia ha riconosciuto la natura di proprietà collettiva dei terreni e dei fabbricati, ha dichiarato nullo il contratto di compravendita del 25 febbraio 2021 e ha ordinato la reintegrazione del complesso nel patrimonio civico. L’esecuzione è stata affidata alla Regione Lazio.

Per l’Università Agraria si tratta, in sostanza, della restituzione di un bene alla collettività. Per Gallinari, invece, la decisione ha colpito un acquisto effettuato con un atto notarile e sulla base di una situazione proprietaria che egli ritiene legittima.

L’appello e la partita del 2028

La sentenza, si legge ancora su ANSA.it⁠, non è stata accettata dall’attore, che l’ha impugnata davanti alla Corte d’Appello di Roma, sezione speciale usi civici. Gallinari ha chiesto anche la sospensione degli effetti della decisione del Commissario, in attesa della definizione dell’appello.

Il 14 maggio 2026 la Corte ha respinto la richiesta cautelare. È un passaggio importante, ma deve essere letto con precisione: non si tratta della decisione definitiva sulla proprietà della Torre.

La Corte, infatti, non ha stabilito in quella sede che il complesso appartenga definitivamente all’Università Agraria. Ha negato la sospensione degli effetti della pronuncia impugnata e ha lasciato aperto il giudizio sul merito. La discussione del reclamo è stata fissata al 4 luglio 2028.

È proprio questa circostanza, spiega Tusciaweb, a rendere particolarmente delicato il provvedimento regionale di settembre. La sentenza del Commissario è, allo stato, efficace e non risulta sospesa; la Regione, per questo, sostiene di poter procedere alla sua esecuzione anche mentre l’appello è pendente. Le osservazioni presentate da Gallinari contro la prosecuzione della procedura sono state respinte dagli uffici regionali.

Il risultato è una situazione apparentemente paradossale: la Torre deve essere restituita all’Università Agraria mentre il giudice d’appello non ha ancora stabilito in via definitiva se la ricostruzione sulla quale si fonda la reintegra sia corretta.

Trenta giorni per lasciare la Torre

Il provvedimento regionale è molto preciso anche sulle conseguenze pratiche.

Su Tusciaweb.eu⁠ si legge infatti che Gallinari, indicato nell’atto come occupante identificato in sede giudiziale, deve riconsegnare il compendio entro trenta giorni dalla notifica. Se non dovesse avvenire il rilascio volontario, l’Università Agraria potrà rivolgersi all’ufficiale giudiziario per ottenere la restituzione, con l’eventuale ausilio della forza pubblica. Successivamente dovrà essere redatto un verbale di presa di possesso e potranno essere apposti cartelli indicanti l’appartenenza del bene al demanio civico.

È dunque un passaggio concreto, non soltanto amministrativo. Significa che, salvo ulteriori provvedimenti giudiziari, la gestione materiale del complesso dovrebbe passare all’Università Agraria di Chia prima che la Corte d’Appello abbia pronunciato la propria decisione sul merito.

Ed è proprio su questo punto che si concentra una delle contestazioni di Gallinari: l’attore sostiene che la vicenda non possa essere considerata definitivamente chiusa finché l’appello non sarà deciso.

La posizione di Gallinari

La difesa dell’attore ha contestato la lettura secondo la quale la Torre starebbe semplicemente “tornando allo Stato”. Gallinari ha sottolineato che la Corte d’Appello non ha ancora deciso sulla proprietà e che l’Università Agraria di Chia non coincide con lo Stato.

La sua posizione è dunque costruita su due piani: da una parte la contestazione della natura demaniale civica del bene; dall’altra la necessità, a suo avviso, di attendere il giudizio di merito prima di procedere a una restituzione che potrebbe essere successivamente rimessa in discussione.

Nei mesi scorsi, spiega TusciaUp, sono state inoltre sollevate questioni relative alle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio. Secondo la ricostruzione sostenuta da Gallinari, la consulenza avrebbe escluso la presenza degli usi civici, ponendosi quindi in contrasto con il presupposto sul quale si fonda la sentenza del Commissario. Si tratta però di una lettura contestata dall’altra parte della controversia e che dovrà essere valutata nell’ambito del procedimento giudiziario.

La partita, quindi, resta aperta.

L’Università Agraria: “Non è un passaggio da un privato a un altro”

Di segno opposto la posizione dell’Università Agraria di Chia. L’ente sostiene che la vicenda non debba essere letta come una semplice disputa tra due proprietari.

Il punto centrale, secondo l’Agraria – si legge ancora su ANSA.it⁠ – è la natura collettiva del bene: se la Torre e i terreni su cui insiste fanno parte del demanio civico, non si tratterebbe di trasferire una proprietà da Gallinari a un nuovo soggetto privato, ma di restituire alla comunità un bene che, secondo la sentenza del Commissario, non avrebbe potuto essere validamente alienato.

È una distinzione fondamentale anche sul piano terminologico. L’Università Agraria ha infatti respinto l’idea di un “ritorno allo Stato”, sottolineando che gli enti esponenziali delle comunità titolari di domini collettivi non trasformano, per questo, la natura collettiva dei beni amministrati.

Anche l’eredità di Pasolini entra nel contenzioso

A complicare ulteriormente il quadro, spiega Tusciaweb.eu⁠, ci sono le osservazioni presentate da Maria Grazia Chiarcossi, cugina ed erede di Pasolini. Anche queste sono state respinte dalla Regione nel procedimento di reintegra.

La posizione dell’erede ha richiamato sia la contestazione della natura demaniale civica del compendio sia il particolare rilievo storico e culturale del luogo legato a Pasolini.

Il paradosso è evidente: un bene che ha assunto un valore nazionale per la sua relazione con uno dei maggiori intellettuali italiani del Novecento è oggi al centro di una controversia che nasce da una questione apparentemente lontana dalla letteratura e dal cinema, ma decisiva sul piano giuridico: a chi apparteneva il terreno sul quale Pasolini costruì la sua casa?

La Torre tra diritto e memoria

Pasolini scoprì Chia nel 1964, durante le riprese del Vangelo secondo Matteo. La torre medievale, alta 42 metri e affacciata sul paesaggio della Tuscia, lo colpì al punto da indurlo ad acquistarla nel 1970. Ai piedi delle rovine fece realizzare la casa di pietra e vetro nella quale trascorse parte degli ultimi anni e lavorò a opere come Petrolio.

Oggi quella stessa casa è diventata il terreno di una controversia che mette a confronto diritto privato, demanio civico, memoria culturale e interesse collettivo.

Il valore simbolico del luogo è stato richiamato anche da Dante Ferretti, storico collaboratore di Pasolini e autore del progetto architettonico della casa insieme al poeta. A settembre lo scenografo ha auspicato una rapida soluzione del contenzioso, definendo la Torre un luogo profondamente legato alla memoria e alla figura di Pasolini. (Il Mattino di Padova⁠)

Ma per i giudici il fascino del luogo non può sostituire le carte.

La prossima parola spetta ai giudici

Per ora, dunque, il dato è questo: la Regione ha ordinato la reintegra e Gallinari ha trenta giorni per lasciare la Torre; l’Università Agraria è indicata come soggetto cui restituire il compendio. La decisione del Commissario del 2025 resta efficace perché la Corte d’Appello, nel maggio scorso, non ne ha sospeso gli effetti.

Ma la parola definitiva sulla controversia non è ancora stata pronunciata.

Il 4 luglio 2028, salvo nuovi provvedimenti o sviluppi processuali, la Corte d’Appello di Roma dovrà entrare nel merito del reclamo. Potrà confermare la ricostruzione del Commissario e quindi consolidare la natura collettiva del bene, oppure ribaltarla.

Fino ad allora, la Torre di Chia rimane in una condizione giuridica singolare: reintegrata sul piano amministrativo, ma ancora contesa sul piano giudiziario.

È forse questa, oggi, la vera questione. Non se la casa di Pasolini sia un luogo importante — su questo nessuno sembra avere dubbi — ma se quel luogo appartenga a un privato o a una comunità. E, soprattutto, se la storia di una proprietà possa essere riscritta alla luce di un diritto collettivo rimasto per decenni sotto traccia.

La risposta, questa volta, non arriverà dalla letteratura né dal cinema. Arriverà dalle carte del processo.